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7 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 11:32

Non avrebbe dovuto percepirlo, poi una norma legata al Pnrr gli ha permesso di intascarlo e ora arriva anche un ritocco al rialzo sfruttando una sentenza della Corte Costituzionale. E che ritocco. Lo stipendio di Renato Brunetta in qualità di presidente del Cnel passa da 250mila a 310mila euro. Un aumento di oltre il 20% che scatena la bufera politica con le opposizioni che attaccano il governo e l’ex ministro, che fino a un anno e mezzo fa non percepiva un euro perché già pensione. Poi, nel marzo 2024, all’interno del decreto Pnrr spuntò un articolo cucito su misura: la norma consentiva al presidente e ai componenti del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro di ricevere un compenso nonostante dal 2012 fossero vietati incarichi retribuiti da parte della pubblica amministrazione a chi è in pensione.

L’asticella era stata fissata al massimo del tetto per i dirigenti della Pubblica amministrazione. Salario maxi per uno dei più acerrimi nemici del salario minimo a 9 euro all’ora. Ora il nuovo aumento, rivelato dal Domani, e cavalcato dalle opposizioni. Il provvedimento è stato votato l’11 settembre a una manciata di settimane dalla sentenza della Corte costituzionale di fine luglio che ha dichiarato incostituzionale la soglia per le remunerazioni pubbliche. Pronti-via e Brunetta si è mosso, predisponendo anche il recupero degli arretrati. La mossa, una volta scoperta, ha irritato perfino il governo che aveva aperto il varco per il doppio stipendio nel 2024. Pubblicamente nessuno ha commentato, come invece hanno fatto le opposizioni.