Era scomparso assieme alla corona di Sissi e ad altri gioielli, dopo la fine dell’Impero Asburgico. Oggi, viene svelato il mistero: l’imperatrice Zita l’aveva nascosto in una valigetta marrone e portato con sé nel suo tortuoso pellegrinaggio fino in Canada
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni
Nel 1918, durante i turbolenti giorni del tramonto dell’Impero asburgico, Carlo I ordinò di salvare il salvabile. L’ultimo imperatore fece in modo che i gioielli della corona, custoditi nella Hofburg di Vienna, fossero precipitosamente portati in Svizzera. Tra quei tesori figuravano la famosa corona di Sissi tempestata di brillanti e smeraldi, ma soprattutto il “Fiorentino”, un diamante grande quanto una noce - 137 carati - immortalato soltanto in una foto del 1918.
Tre anni dopo, quando Carlo I fallì nel tentativo di ristabilire il suo regno in Ungheria, il Fiorentino svanì, e da allora il suo destino è stato avvolto nel mistero. Chi giurò che fosse stato spezzettato, chi venduto, chi perduto. Il quarto più grande diamante al mondo fu inghiottito dall’oblio.
A distanza di oltre un secolo, il Fiorentino è riapparso. E il settimanale Spiegel ha scoperto che non era mai sparito, che per cento anni gli Asburgo avevano gelosamente custodito il suo segreto: l’imperatrice Zita l’aveva sempre nascosto in una piccola valigetta marrone e lo aveva portato con sé nel suo tortuoso pellegrinaggio fino in Canada. È stato suo nipote, l’imprenditore Karl Habsburg, a rivelare l’arcano al settimanale tedesco: “Il Fiorentino è custodito insieme ad altri gioielli in una cassetta di sicurezza in Canada. In teoria, non era mai sparito. Ma pochissimi erano al corrente di dove fosse”. Neanche lui, ha ammesso.










