Un anno è passato dall’Election day di Trump e quasi tutto è cambiato. Non solo negli equilibri geopolitici.
E anche tra le aspettative sullo tsunami “The Donald”, il cambio di rotta è stato obbligato: non tutto è andato come scommetteva il mercato e la volatilità dà bene la misura di questo strappo. Ma, almeno a oggi, il bilancio delle Borse è a favore degli Usa. E la tecnologia resta la grande protagonista.
Vediamo dove siamo arrivati. Le sanzioni contro la Russia e i dazi Usa stanno letteralmente ridisegnando le rotte commerciali, creando blocchi alternativi: le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono diminuite di oltre il 30% negli ultimi mesi, quelle di gas russo verso l’Europa sono crollate del 60%, mentre il volume degli scambi tra Russia e Cina è aumentato del 30%. Con lo scontro Usa-Cina per ora congela to da un accordo-compromesso. Le tensioni geopolitiche muovono ingenti risorse. Si capisce bene dai numeri snocciolati nella sua analisi da Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia. Nel 2024 il budget militare globale è cresciuto del 7% (a 2.200 miliardi di dollari), la Russia ha destinato oltre il 6% del Pil alla difesa, il valore più alto dal crollo dell’URSS, e la Polonia ha appena annunciato la più grande commessa militare Ue degli ultimi trent’anni. «Come spesso accade, però, le Borse guardano avanti e danno maggior peso all’innovazione tecnologica che ai rischi geopolitici. Se il passato torna a farsi sentire sul fronte geopolitico, la tecnologia ci proietta rapidamente nel futuro», fa notare Ramenghi.








