VERONA - L'anniversario della tragedia era caduto il 20 ottobre, ma i pm di Verona hanno voluto attendere qualche giorno oltre l'anno di durata dell'inchiesta, per studiare la perizia balistica.

Ebbene le conclusioni del professor Stefano Conti, docente di Scienze criminalistiche all'Università di Torino, collimano con gli esiti dell'analisi dei filmati, condotta dalla Polizia scientifica di Padova: il procuratore Raffaele Tito e il sostituto Maria Diletta Schiaffino reputano che l'agente della Polfer scaligera A.F. sparò per legittima difesa al richiedente asilo Moussa Diarra che lo minacciava con un coltello, il quale «non è meno letale della pistola perché un'arma da fuoco richiede tempo di estrazione e mira», al punto che ieri hanno chiesto al Tribunale l'archiviazione del fascicolo per omicidio colposo. «Sono molto dispiaciuto per quel ragazzo, ma non avevo alternative», ribadisce l'assistente capo, assistito dall'avvocato Matteo Fiorio. Prevedibile invece l'opposizione davanti al giudice per le indagini preliminari da parte dei legali della famiglia maliana Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Silvia Galeone e Francesca Campostrini, seccati che gli inquirenti abbiano divulgato un comunicato stampa: «Riteniamo fosse dovuto mettere prima a conoscenza le persone offese delle ragioni della Procura, piuttosto che privilegiare l'opinione pubblica».