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Ultimo aggiornamento: 7:50

In questi giorni assisto mia moglie nel suo impegno di promuovere un giallo scritto per Aliberti dal titolo: “Mistero Rosso”. Ma perché i gialli piacciono? Quasi tutti i giorni in tv vengono proposte serie su questo o quell’investigatore, raccogliendo grandi successi. Nel panorama asfittico dei libri venduti i gialli hanno una capacità di penetrazione superiore ad altri generi. Secondo Simenon, autore del celebre commissario Maigret, la ragione sta nel fatto che il giallo squarcia la rappresentazione tranquilla della società borghese. Tutti i giorni noi usciamo di casa e, come nel Truman show, diciamo “Buongiorno”, aspettando dal nostro vicino un “Buongiorno” di risposta. Al nostro collega di lavoro chiediamo: “Come va?” E lui, immancabilmente, risponderà per cortesia: “Bene.” Insomma… una vita paciosa.

Improvvisamente, però, irrompe nella nostra quotidianità la notizia che un vicino di casa (descritto dai testimoni come assolutamente tranquillo) ha massacrato delle persone che semplicemente vivevano di fianco a lui. Veniamo a sapere che un marito usava il topicida per mesi per tentare di far abortire la moglie, per poi ucciderla. Nella vicenda di Garlasco un giovane tutto lindo e pettinato ha ucciso la giovane fidanzatina, anzi no forse è stato un ragazzino ancora adolescente, amico del fratellino, per chissà quali motivi. Questo squarcio della realtà borghese che si determina fa emergere che nella nostra piatta vita ribollono emozioni dell’età della pietra: lussuria, rabbia, invidia, rancore, avidità.