Si è spenta all’età di 97 anni Maria Grazia Marchetti Lungarotti: storica dell’arte e imprenditrice visionaria, figura cardine dell’Umbria colta e produttiva. A lei si deve l’idea – oggi fondante – che vino e olio siano non solo prodotti agricoli, ma patrimonio culturale, parte di un racconto collettivo. Nata a Gubbio e cresciuta a Perugia, si laureò negli anni Cinquanta alla Sapienza di Roma.
Le 9 donne italiane che hanno cambiato il mondo del vino
Nel 1955 sposò Giorgio Lungarotti, con cui condivise un progetto innovativo: trasformare la produzione familiare in un modello d’impresa moderno. Lei, mente comunicativa e strategica, contribuì a portare nel mondo alcune etichette-simbolo dell’Umbria, dal Rubesco Vigna Monticchio al Torgiano, quando il vino italiano si vendeva ancora in damigiana.
L’intuizione
Negli anni Settanta la sua intuizione più profonda prese forma nel Museo del Vino (Muvit) di Torgiano, inaugurato nel 1974: oltre tremila opere e reperti che raccontano cinquemila anni di storia del vino, da Mantegna a Picasso. Seguì il Museo dell’Olivo e dell’Olio (Moo), dedicato alla civiltà dell’olivicoltura mediterranea. Due istituzioni nate da un rigoroso metodo museografico e divenute un riferimento internazionale: una vera case history della cultura d’impresa italiana.Dal 1987 guidò la Fondazione Lungarotti, promuovendo ricerche, pubblicazioni, mostre. Socia Icom dal 1974, ha nel tempo ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui il titolo di Cavaliere del Lavoro.






