Roma, 5 nov. (askanews) – La linea ufficiale continua a essere quella del “tutto è fermo, nessuna novità”. Anzi, se si pone esplicitamente il tema a interlocutori dei partiti di maggioranza di diverso grado e ruolo, la risposta è tipicamente un ‘non me ne occupo’ o in alternativa un ‘non ci siamo ancora riuniti’. Eppure, di legge elettorale, all’interno della coalizione di centrodestra, si parla da settimane. Anzi, il nodo che condizionerà tutta la fine della legislatura è stato argomento dominante anche nelle trattative per i candidato delle regionali di fine novembre, soprattutto tra Fdi e Lega.

Finora la questione è rimasta pubblicamente sotto traccia. Il leit motiv è che se ne parlerà come minimo da gennaio, superato lo scoglio delle imminenti elezioni e poi della manovra. La base di partenza è un modello simile a quello delle Regionali con assegnazione del premio di maggioranza. Ma se è vero che due indizi fanno una prova, ormai non ci sono più dubbi che quel cantiere sia ufficialmente aperto.

Il primo è un passaggio dell’intervista a Repubblica in cui il presidente del Senato, Ignazio La Russa (peraltro grande esperto della materia) sostanzialmente ammette la concretezza dell’ipotesi che il premierato non sia più il piano A per ottenere una riforma in senso maggioritario del nostro sistema. “Se c’è la volontà politica, si può fare. Se poi non ci si arriva, c’è la legge elettorale”, dice in chiaro la seconda carica dello Stato. D’altra parte, a differenza di quella della separazione delle carriere, la cosiddetta ‘madre di tutte le riforme’ è impantanata alla Camera a ormai un anno e mezzo dalla prima approvazione in Senato. Nè è alle viste un’ipotesi di accelerazione.