L’obiettivo delle emissioni nette zero entro metà secolo è ormai fuori portata. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Energy Transition Outlook 2025-2026” di Wood Mackenzie, secondo cui la combinazione tra crescente domanda di energia e tensioni geopolitiche spinge il pianeta su una traiettoria di riscaldamento globale di 2,6 °C.
Per contenere l’aumento medio della temperatura entro 2 °C, sarebbe necessario investire 4.300 miliardi di dollari all’anno tra il 2025 e il 2060 e raggiungere la neutralità climatica intorno a quella data. Oggi, tuttavia, gli investimenti nel settore energetico ammontano appena al 2,5% del Pil mondiale e dovrebbero salire al 3,35% entro il prossimo decennio per tenere viva la prospettiva del net zero.
Il report, dal titolo “Energy evolution in the age of superintelligence”, esplora quattro scenari: uno base, che conduce a +2,6 °C; quello degli impegni nazionali (2 °C); il percorso net zero al 2050 (1,5 °C); e una transizione ritardata, che porterebbe a +3,1 °C. In nessuno di essi le grandi economie industriali raggiungono gli obiettivi del 2030.
L’Europa rimane l’area più ambiziosa, ma l’avanzata della Cina nel campo di solare, veicoli elettrici e batterie ne consolida il ruolo di nuova potenza climatica. Gli Stati Uniti, al contrario, intensificano la produzione di combustibili fossili e spingono le esportazioni di Gnl. “Sta emergendo una nuova leadership climatica: mentre l’Occidente rallenta, Pechino accelera”, osserva Prakash Sharma, vicepresidente di Wood Mackenzie.







