Cuore di mamma in tempi di social. Quando Zohran Mamdami è diventato ufficialmente sindaco di New York, Mira Nair ha postato timidamente una storia su Instagram dove svetta il primo piano del figlio 34enne ed esplode tra festoni e stelle filanti la scritta “Zohran sei bellissimo”. Chissà se nel 1991 quando Nair realizzava Mississippi masala, il secondo lungometraggio che l’avrebbe poi resa celebre negli ambiti festivalieri e d’essai, ha mai pensato che quel neonato che teneva tra le braccia sarebbe diventato primo cittadino della Grande Mela. Molti biografi della regista indiana ricordano comunque che molto afflato politico del figlio deriva dalla sua carriera di cineasta.
Laureata in sociologia a Delhi, poi a 19 anni ospitata a Harvard con una borsa di studio, conseguirà nel milieu liberal dei primi anni Settanta una specializzazione in Studi Visivi e Ambientali. Nair si dedica subito al documentario, un approccio al cinema di forte realismo. Tanto che i suoi primi lavori – Jama Masjid Street Journal, India Cabaret, So far from India – esaminano con perizia entomologica vite ai margini, dalle spogliarelliste di Bombay agli immigrati indiani che vivono in clandestinità a New York. Molti osservatori del suo cinema dell’epoca sostengono che Nair avesse l’obiettivo con l’esposizione di quei soggetti di “mettere a disagio il pubblico”.











