Mira Nair, che è nata a Rourkela (Odisha) e si è formata tra Delhi e Harvard, è la regista che ha trasformato la diaspora in racconto civile. Nella notte in cui suo figlio Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York, ha festeggiato con un messaggio stringato e felice su Instagram: "Zohran, che meraviglia”, rilanciando una storia della collega Zoya Akhtar (regista e sceneggiatrice indiana). L’elezione è uno spartiacque: a 34 anni, Mamdani diventa il primo sindaco musulmano della città; nel discorso della vittoria ha rivendicato New York come “città di immigrati” e ha sfidato direttamente Donald Trump (“alza il volume”).
La “madre del sindaco” è una cineasta famosa nel mondo, esordisce nel 1988 con Salaam Bombay, Caméra d’Or a Cannes e nomination all’Oscar, imponendo uno sguardo da documentarista sulle vite ai margini. Poi Mississippi Masala (1991), che incrocia l’esilio degli indiani dall’Uganda con il razzismo nel Sud degli Stati Uniti. Monsoon Wedding, Leone d’oro alla Mostra di Venezia nel 2001, è una commedia corale che consacra il suo stile. E poi Il destino nel nome, Il fondamentalista riluttante, che apre la mostra di Venezia nel 2012, Queen of Katwe e la serie Il ragazzo giusto. Una filmografia che tiene insieme India, Africa orientale e Stati Uniti senza perdere il baricentro etico.












