In precedenza però ha detto Ranucci: «Ci sono state vicende di cui io non ho dato pubblicità. Gli episodi più salienti risalgono al 2 giugno del 2024 quando in seguito a una puntata dove abbiamo parlato delle stragi, ci siamo soffermati sul caso dell’uccisione dell'onorevole Moro e di Piersanti Mattarella», a seguito della quale il giornalista rivela di aver ricevuto una mail criptata con una minaccia: "Se dai altre informazioni sul caso Moro ti ammazziamo". Cinque giorni dopo, ricevo una telefonata, troviamo dei proiettili di P38, li ritrova il mio responsabile della scorta davanti a casa dietro un cespuglio sostanzialmente, anche lì con delle modalità che ricordano molto la vicenda dell’ordigno del 16 ottobre perché questo ritrovamento viene fatto la mattina successiva al mio rientro, mancavo da diversi giorni a casa». Ranucci prosegue: «Il 7 giugno del 2024, al termine di una puntata di Report sull’Albania, sull’accordo del governo Meloni sui centri di migranti, noi avevamo parlato nell’ambito di questa inchiesta degli interessi degli albanesi, dei narcotrafficanti albanesi insieme al cartello messicano». Sull’attentato di ottobre Ranucci ha ricordato che «due o tre giorni prima, avevo lanciato i temi delle puntate attraverso il mio profilo social. Abbiamo parlato dell’eolico, dell’infiltrazione della ’ndrangheta, del cantiere dove abbiamo ritrovato la mitraglietta, del fatto di banca progetto, di alcune inchieste che avrebbero riguardato le stragi». Durante l’audizione c’è stato un diverbio acceso con Maurizio Gasparri che ha ricordato come secondo la procura di Caltanissetta «nella fase ideativa ed esecutiva della strage del 23 maggio 1992 non ci fu il coinvolgimento di soggetti collegati ad ambienti della destra eversiva». Facendo riferimento alla puntata di Report che legava l’attentato di Capaci a soggetti della destra eversiva.