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L'estrazione è già utilizzata da Tribunali, giurie, revisori dei conti. E pure alle elezioni
Il sorteggio, questo conosciuto: nel nostro Paese è già un metodo di garanzia che non ha mai registrato resistenze, anzi, è utilizzato per tagliare ogni discrezionalità laddove possa fare dei danni. Questo da decenni. Così pure la riforma Nordio non sta inventando la ruota bensì un sorteggio "temperato" tra magistrati (eleggibili per titoli e anzianità) e si limiterà a estenderà un criterio collaudato a un organo costituzionale logorato dalle correnti. Non è un salto nel buio, ma una continuità con pratiche che già reggono altri pezzi sensibili dello Stato.
I tribunali. Quello dei ministri, anzitutto: dal 1989 in ogni tribunale del capoluogo di distretto c'è un collegio estratto a sorte con tre effettivi e tre supplenti scelti tra magistrati con almeno cinque anni di anzianità o qualifica superiore; si rinnova ogni due anni e a presiederlo è il più elevato in funzione. Parliamo dell'organo che indaga sui reati ministeriali e che rimette al Parlamento la richiesta di autorizzazione a procedere: la sorte decide chi debba condurre delle indagini su responsabilità politiche e funziona così da trentacinque anni, nessuno l'ha mai definito eversivo.






