La terribile vicenda di Yifat Tomer-Yerushalmi dovrebbe scatenare le proteste di cittadini e istituzioni, governi, degli amici di Israele, quelli che “stiamo parlando di una grande democrazia occidentale”, ma non mi pare che accada. In un certo senso, diciamo pure ingenuamente se l’ingenuità aiuta a conservare limpido lo sguardo, non me lo spiego. Perché questa donna, 51 anni, avvocata militare, generale a capo dell’Avvocatura militare israeliana, è in questo momento in carcere, in isolamento. Accusata tra le altre cose di “intralcio alla giustizia” ma quel che ha fatto, invece, è difendere la giustizia. Almeno quello che ne resta, e nelle coscienze individuali talvolta ne resta.

Ha — per sua stessa ammissione — diffuso il video di terribili abusi commessi da soldati israeliani su un detenuto palestinese, abusi avvenuti in una base militare trasformata in carcere speciale: Sde Teiman. Il prigioniero palestinese è bendato, viene preso a calci, gli scatenano contro un cane lupo, gli mettono in bocca un manganello e lo sodomizzano con un oggetto tagliente. I militari erano stati accusati dei fatti per le vie interne dell’Avvocatura, prima della diffusione del video, ma quando la polizia militare era andata ad arrestarli i commilitoni avevano scatenato in loro difesa una sommossa.