Michela vive in provincia di Venezia. Quando suo marito Paolo ha iniziato a dimenticare le cose, aveva appena 43 anni. Era ancora giovane, attivo, lavorava in un ipermercato nel reparto vigilanza, un ruolo che richiedeva attenzione e lucidità. Ma qualcosa si stava spegnendo. Cominciò a sbagliare strada mentre andava a prendere i figli, a pagare due volte il bollo dell’auto, a dare la colpa ai bambini. “Passavo per una moglie agitata, esaurita”, racconta Michela Morutto. “Ma io vedevo che c’era qualcosa che non andava”. La diagnosi arrivò tardi, tre anni dopo i primi segnali: Alzheimer a esordio precoce. “E’ stata una cosa tremenda per me: in certi momenti mi sembrava di non farcela più, ma non potevo abbandonarlo. È come se avessi avuto improvvisamente tre figli da crescere”.

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Un padre che si spegne sotto gli occhi dei figli

Una storia difficile che ha ispirato il film ‘Per te’, con Edoardo Leo. Memorie cancellate che sconvolgono il quotidiano di chi si ammala e di chi gli sta vicino. Paolo da ragazzo aveva fatto da caregiver al padre, anche lui malato con una demenza precoce. Sapeva cosa lo aspettava. Quando arrivò la diagnosi aveva 46 anni. I figli, Mattia e Andrea, allora avevano 9 e 5 anni. “Mattia ha visto il papà spegnersi, ha capito che non riusciva più a giocare con lui. Andrea si è adattato, ma era il più piccolo… è stato come crescerli senza la figura di un padre”. Nel 2020, durante il Covid, Michela prese una decisione durissima: ricoverare Paolo in una RSA. “Chiusi in casa, la situazione era diventata ingestibile. Aveva allucinazioni, momenti in cui diventava pericoloso. È stato il momento più difficile. Mi diceva di non andare più a trovarlo”. Ma lei continua ad andare, insieme ai ragazzi. “Lui ci riconosce con la voce del cuore. Non parla quasi più, ma ci guarda estasiato. Se gli dai un bacio, ti restituisce qualcosa. Non è sparito, è solo altrove”.