C'è un evento meteorologico estremo alla base di entrambi gli incidenti che si sono verificati nei giorni scorsi in Nepal e che hanno ucciso 9 persone, tra cui 5 italiani.
"Il fenomeno di base è lo stesso, si è trattato di un evento di precipitazioni estreme", dice all'ANSA Franco Salerno dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano, che da oltre 20 anni si occupa di Nepal e cambiamenti climatici in alta quota.
"In questo periodo le nevicate non sono comuni, perché ci troviamo dopo quello dei monsoni, nel quale si concentrano le precipitazioni. Dieci anni fa mi sono trovato in una situazione analoga - aggiunge il ricercatore - che mi ha tenuto confinato nel laboratorio Piramide per circa un mese".
Salerno è infatti anche responsabile del laboratorio italiano costruito grazie all'associazione Ev-K2-Cnr, della quale è membro, che si trova a oltre 5mila metri di quota ai piedi del versante nepalese dell'Everest, e che deve il suo nome alla forma della struttura, studiata appositamente per offrire stabilità e resistenza.
La prevedibilità degli eventi estremi è molto scarsa, come ricorda anche il ricercatore dell'Cnr-Isp, e gli alpinisti coinvolti sono stati dunque probabilmente sorpresi da condizioni meteo inaspettate. È ormai noto, tuttavia, che la regione interessata, quella del Nepal centrale, sta subendo in maniera estremamente pesante gli effetti della crisi climatica globale.














