Li hanno trovati morti nella loro tenda, ancora nel sacco a pelo. Erano sepolti sotto a tre metri di neve. I due alpinisti italiani Alessandro Caputo e Stefano Farronato erano rimasti intrappolati sul massiccio dell’Himalaya, in Nepal, nel campo uno del percorso che li avrebbe portati sul monte Panbari, alla frontiera settentrionale del Nepal.

La tempesta – un enorme ciclone chiamato Montha che ha messo in difficoltà centinaia di escursionisti nella zona – li aveva colti alla sprovvista la notte di lunedì 27 ottobre. Erano riusciti a uscire dalla tenda e a comunicare fino a giovedì, quando i loro dispositivi satellitari avevano smesso di rispondere.

La neve ha continuato a cadere fitta fino a sabato primo novembre e solo la domenica gli elicotteri dei soccorritori hanno potuto effettuare la prima perlustrazione. Probabilmente già da giovedì, stremati, Caputo e Farronato si sono rifugiati nella tenda in attesa di un aiuto che non è arrivato. E lì sono stati ricoperti dalla neve.

Il recupero di Caputo e Farronato in una foto dell'Everest Chronicle

Il loro decesso è stato confermato questa mattina dalle autorità locali, secondo quanto fa sapere la Farnesina in una nota. Caputo e Farronato erano stati sorpresi dalle forti nevicate del ciclone Montha a un’altitudine di 5200 metri. Il terzo compagno della spedizione, Valter Perlino, era sceso al campo base la sera di lunedì, prima della tempesta di neve, per un problema a un piede. C’era anche lui stamane con i soccorritori quando hanno trovato i corpi dei compagni.