Microsoft spedirà oltre 60mila chip avanzati Nvidia negli Emirati Arabi Uniti. Il colosso di Redmond ha annunciato lunedì 4 novembre di aver ricevuto l'autorizzazione dal governo degli Stati Uniti di mandare processori di ultima generazione, tra cui i modelli GB300 Grace Blackwell di Nvidia, destinati ai data center nel paese del Golfo. Si tratta di una delle più importanti operazioni tecnologiche tra una grande azienda americana e un governo mediorientale. La decisione, tuttavia, riaccende il dibattito sui rischi legati alla cooperazione tra multinazionali e regimi accusati di minare i diritti fondamentali e la stabilità regionale.La geopolitica delle licenzeNegli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno introdotto un rigido sistema di licenze per controllare l’esportazione di chip avanzati e tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Le prime restrizioni risalgono al 2022, durante l’amministrazione guidata da Joe Biden, con l’obiettivo di impedire che i semiconduttori più potenti finissero in Paesi considerati a rischio sul piano della sicurezza nazionale, in particolare la Cina. Le norme impongono alle aziende americane di ottenere un’autorizzazione preventiva dal dipartimento del Commercio per esportare processori ad alte prestazioni, come gli Nvidia A100 e H100, verso Stati non pienamente alleati di Washington.In questo quadro, Microsoft aveva già ricevuto alcune licenze sotto l’amministrazione Biden che le avevano consentito di accumulare negli Emirati Arabi Uniti l’equivalente di 21.500 chip A100. A settembre 2025, però, l’amministrazione Trump ha approvato un nuovo pacchetto di licenze (ennesima contraddizione), autorizzando la spedizione di altri 60.400 chip equivalenti, basati sulla più recente architettura GB300 Grace Blackwell di Nvidia. Secondo Brad Smith, presidente di Microsoft, l’operazione fa parte di un piano d’investimenti da 15,2 miliardi di dollari previsto tra il 2023 e il 2029, volto a potenziare le infrastrutture per il cloud computing nei paesi del Golfo e trasformare Abu Dhabi in un hub regionale per l'intelligenza artificiale. Sarà “un passo fondamentale per sostenere l'innovazione e la crescita economica nella regione del Golfo”, ha spiegato Smith. L’annuncio delle nuove licenze ha suscitato sorpresa, poiché sembra contraddire le ripetute dichiarazioni del presidente Donald Trump – l’ultima delle quali rilasciata ieri al programma 60 Minutes della Cbs – in cui ha ribadito la volontà di impedire l’esportazione dei chip più avanzati al di fuori degli Stati Uniti.La corsa all'AI nel GolfoL'operazione in questione si basa su un accordo tra Microsoft e G42, l'azienda statale emiratina specializzata in intelligenza artificiale, che secondo quanto riferito dalle autorità americane ha dovuto recidere i propri legami con partner cinesi per ottenere l'approvazione. La partnership prevede la costruzione di infrastrutture tecnologiche capaci di supportare modelli di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI, Anthropic e altri fornitori, alimentando applicazioni Copilot e servizi per organizzazioni pubbliche e private emiratine.L'investimento di Microsoft non coinvolge il progetto Stargate Uae, la prima fase di uno dei più grandi hub di data center pianificati al mondo, annunciato durante la visita del presidente Trump negli Emirati a maggio 2025. L'accordo tecnologico tra Washington e Abu Dhabi è stato presentato dalle autorità come un modello di cooperazione basato su rigorosi standard di sicurezza informatica, controlli sulle esportazioni e protezione dei dati. Tuttavia, l'operazione solleva interrogativi sulla sostenibilità etica di alleanze miliardarie con governi coinvolti in conflitti regionali e accusati di violazioni sistematiche.Gli Emirati sotto accusa per il ruolo in SudanIl timing dell'annuncio assume particolare rilevanza considerando le crescenti accuse rivolte agli Emirati Arabi Uniti riguardo al loro coinvolgimento nella guerra in Sudan. Secondo rapporti delle Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani e fonti giornalistiche, Abu Dhabi avrebbe fornito supporto militare e finanziario alle Forze di supporto rapido (Rsf), il gruppo paramilitare guidato da Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, accusato di atrocità e crimini contro l'umanità nel conflitto che dal aprile 2023 ha causato la morte di decine di migliaia di persone e lo sfollamento di oltre 12 milioni. Secondo queste ricostruzioni, tale sostegno passerebbe in larga parte attraverso il commercio dell’oro, poiché gran parte del metallo estratto in Sudan – spesso contrabbandato attraverso Dubai, principale centro mondiale per il commercio dell’oro e cuore finanziario degli Emirati – sarebbe stata convertita in risorse economiche destinate a finanziare l’acquisto di droni, armi e missili utilizzati dalle Rsf.“Complicità nel genocidio”A marzo 2025 il Sudan ha portato in tribunale gli Emirati alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia. L'accusa è di “complicità nel genocidio” per il presunto aiuto alle Rsf con armi, soldi e appoggio politico. Gli Emirati hanno respinto le accuse chiamandole una “mossa di propaganda”.A maggio la Corte ha respinto il caso sostenendo di non avere giurisdizione su questo tipo di questioni. Già nel 2024 l’amministrazione Biden aveva sollevato preoccupazioni sulla questione durante un incontro alla Casa Bianca con i leader emiratini, ma il presidente statunitense aveva scelto di non criticare pubblicamente un paese del Golfo considerato un alleato chiave nei dossier su Iran e Israele, una posizione che ha deluso molti sudanesi.Anche il suo successore, Donald Trump, ha mantenuto una linea di prudenza, elogiando gli Emirati come partner chiave negli Accordi di Abramo e nelle nuove intese sull’intelligenza artificiale. “Non ho alcun dubbio che la nostra relazione diventerà solo più grande e migliore”, ha dichiarato durante l'incontro di maggio con il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan.Le analogie con IsraeleDiversi osservatori hanno notato delle somiglianze tra il ruolo degli Emirati in Sudan e quello di Israele (anche con la presenza di servizi Microsoft) a Gaza. In entrambi i casi ci sono paesi che sostengono operazioni militari accusate di gravi violazioni del diritto internazionale e che godono della protezione diplomatica dell'Occidente ed in particolare di quella statunitense. Secondo analisi pubblicate dal Tehran Times e da Middle East Eye, esisterebbe perfino un coordinamento tra i servizi segreti israeliani e quelli emiratini. Le Rsf, intoltre, avrebbero adottato una retorica militare simile a quella di Israele, parlando di scudi umani e guerre urbane per giustificare attacchi contro civili. Va sottolineato, tuttavia, che – a differenza di quanto fatto con Israele — gli Stati Uniti hanno formalmente accusato le Rsf di genocidio nel gennaio 2025 per i massacri contro le comunità locali. Hanno però fatto ben poco per contrastare i loro sponsor stranieri, continuando a mantenere solidi legami strategici con gli Emirati.
La strana scelta di Microsoft e Trump: 60mila chip Nvidia volano verso Abu Dhabi
Microsoft ha ottenuto l'ok per esportare processori avanzati ad Abu Dhabi, alimentando interrogativi sui legami tra Big Tech e paesi che violano i diritti umani










