Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 13:39

I giudici della Corte d’appello di assise di Brescia nel febbraio 2016 motivarono la pena dell’ergastolo scrivendo che quella di Pasquale Iacovone fu “una vendetta disumana”. Era il 16 luglio 2013 quando l’uomo uccise a Ono San Pietro, nel Bresciano, i due figli Andrea e Davide. I bambini, 7 e 11 anni, furono soffocati a letto e poi l’uomo diede fuoco alla casa. A poco meno di 10 anni da quella sentenza potrà uscire in permesso premio. Erica Patti, la mamma di quei due bambini uccisi, che aveva denunciato più volte il marito per stalking prima della tragedia, da mesi denuncia questa possibilità è sconvolta e impaurita. Al Corriere della Sera dice di essere ripiombata nella “paura: quella di non sapere quando può uscire l’assassino dei tuoi figli. Peraltro, non esistono nemmeno misure restrittive particolari in questi casi: penso a un braccialetto elettronico, a un divieto di avvicinamento, per esempio. Questo mi inquieta moltissimo”.

“L’imputato spinto da rancore ed odio inaudito verso la moglie da lui tormentata e molestata per oltre un anno, aveva deliberato di imporre un’ultima definitiva sofferenza. Uccidere i figli ed assaporare il gusto tremendo di vederla soffrire in modo indescrivibile di fronte corpi straziati carbonizzati degli stessi” hanno scritto i giudici nella motivazioni per la pena a Iacovone, rimasto ustionato nel rogo che volontariamente appiccò in casa simulando il suicidio. “Agevolato dal sonno dei due figli Iacovone li ha barbaramente soffocati e poi è iniziata una lunga opera di spandimento della benzina per procurare l’incendio”. Per i giudici, “non si è trattato quindi di un momento di esasperazione improvviso, ma di una lucida e consapevole azione finalizzata a mascherare ciò che era successo”.