Un po’ come amanti clandestini, Elly e Giuseppi non amano farsi vedere insieme in pubblico. O meglio lei generosamente insiste, e lui resta recalcitrante: procediamo per passi. In pratica freno a mano tirato. Un canovaccio che non cambia neanche per il referendum sulla separazione delle carriere dei giudici. Qualche illusione l’aveva creata lo sguardo d’insieme dell’aula del Senato, giovedì scorso, al momento dell’approvazione della riforma. I senatori del campo largo (Pd, M5S, Avs) issavano cartelli che sembravano scritti dalla stessa mano. Il film della giornata però gela subito le aspettative: nessuna conferenza stampa unitaria, la segretaria dem e il leader 5 stelle preferiscono commentare la prossima battaglia in beata solitudine. Una difficoltà che riemerge in tutta la sua crudezza, ad ora non c’è sentore di un comitato per il No che tenga insieme i partiti di minoranza. A togliere d’impiccio la sinistra ci ha pensato l’Anm. I magistrati infatti hanno battuto tutti sul campo, il loro comitato per il No è già operativo, con il costituzionalista Enrico Grosso presidente (e Nicola Gratteri volto televisivo). Così saranno le toghe a mettere a disposizione la struttura centrale, Nazareno e via di Campo Marzio si accontenteranno di fare da ruota di scorta.