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Ultimo aggiornamento: 7:10
C’è una pervasiva retorica bellicista, oltre che nazionalista, che circonda le celebrazioni per il 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, che ricorda la cosiddetta “vittoria”, alla quale sono ancora dedicate tante piazze italiane, nella ”inutile strage” (Benedetto XV) della prima guerra mondiale. Ricordiamola ancora una volta questa “grande guerra”, che fu chiamata così per la potenza distruttiva messa in campo su larga scala da tutti gli eserciti: quei quattro anni di guerra, tra il 1914 e il 1918, provocarono la repentina riconversione delle moderne invenzioni tecniche in strumenti bellici, finalizzati al terrore di massa. Le nuove fabbriche fordiste furono riconvertite al servizio delle armi chimiche, dei carri armati, degli aerei da combattimento, dei sottomarini da guerra, con l’avvio di quel “complesso militare-industriale” il cui sviluppo da allora non si è più arrestato ed oggi prepara la terza guerra mondiale. Insomma, con oltre 60 milioni di combattenti e 16 milioni di morti, di cui 7 milioni di civili, la guerra diventò, per la prima volta, di massa e totale. E aprì le porte a fascismo e nazismo.











