TREVISO - La prima vite estratta con gesti decisi, poi la seconda e di seguito tutte le altre; infine il pannello di legno sollevato lentamente e con grande cura. Poco a poco, immerso nella luce soffusa della sala d’ingresso del museo di Santa Caterina, emerge il grande quadro delle Ninfee di Claude Monet, uno degli ultimi dipinti dall’artista francese diventato simbolo degli Impressionisti ma che, in realtà, in 60 anni di attività ha attraversato tutte le epoche dell’arte tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. È uno dei tanti capolavori che dal 15 novembre arricchiranno la mostra “Da Picasso a Van Gogh” organizzata da Linea d’Ombra di Marco Goldin. Ieri è stato tolto dall’imballo con cui è arrivato a Treviso dopo un lunghissimo viaggio iniziato dalla Nuova Zelanda, arrivato prima via nave ad Amburgo poi a Treviso passando per mezza Europa.

Un’opera inestimabile, senza valore per quanto preziosa, maneggiata con cura dagli addetti e messa su un piccolo carrello prima di essere sottoposta all’esame di due curatori: uno spedito a Treviso dal Toledo Museum of Art dell’Ohio proprietario delle opere arrivate nella Marca, ed eletto come miglior museo americano nel 2025, e l’altro indicato da Linea d’Ombra. I due con una particolare torcia esaminano ogni centimetro quadrato della meravigliosa tela: «È la prassi quando si organizzano mostre con simili capolavori - spiega Goldin - viene fatto un check completo quando i quadri partono dal museo che presta, un check quando arrivano da chi ospita, un altro check quando vengono smontate dall’allestimento, un ulteriore esame quando rientrano alla casa madre o arrivano in una nuova destinazione. Ogni possibile anomalia o imperfezione viene annotata alla partenza e poi verificata di passaggio in passaggio, evidenziando se dovesse peggiorare. Un lavoro minuzioso ma imprescindibile. Questa opera adesso è a Treviso, prima volta che viene vista almeno in Italia, poi andrà in Australia. Quella trevigiana è l’unica tappa Europea della collezione del Toledo Museum». Il museo americano è attualmente chiuso per dei lavori di ampliamento. Non avendo un posto adeguato dove depositare la sua collezione di opere, forse la prima al mondo per quanto riguarda gli Impressionisti, ha scelto di prestarle per mostre internazionali. Una 50ina di quadri sono quindi andata a Auckland prima di arrivare a Treviso. La prossima destinazione sarà Adelaide in Australia: «Queste opere staranno in giro per due anni, prima di tornare a Toledo», spiega Goldin.