VICENZA - Stefano Farronato l’aveva detto un mese fa in Veneto, ormai alla vigilia della sua diciottesima spedizione, di nuovo in Nepal come la prima: «Non si tratta solo di una scalata, ma di un viaggio dentro se stessi, un confronto diretto con i propri limiti e con l’imprevedibilità della natura». Impetuoso e devastante, il ciclone Montha si è alzato dal Golfo del Bengala per andare ad abbattersi proprio sulle vette che si impennano tra l’India e il Tibet, scaricando neve e incidenti fra gli alpinisti arrivati da tutto il mondo. Come il 51enne di Bassano del Grappa, ora disperso sul Panbari con Alessandro Caputo, 28enne di Milano, mentre sul Yalung Ri un italiano è morto insieme a tre francesi, un canadese e due nepalesi.
(in foto, da sx: Stefano Farronato, Valter Perlino e Alessandro Caputo)
È rimbalzata solo ieri (3 novembre) in Italia la notizia del dramma che ha coinvolto l’impresa “Panbari Q7”, dedicata appunto al “quasi settemila”, massiccio di 6.887 metri nel Gandaki Pradesh. Ma già domenica Radio Nepal aveva rivelato che «un italiano e tre nepalesi sono stati salvati e portati a Samdo dall’elicottero Kailash Air». Si trattava di Valter Perlino, 64enne di Pinerolo, nonché degli sherpa Pemba Renji di 35 anni, Dawa Chhiri e Pasang Tamang, entrambi di 31. Raj Kumar Shrestha, vicesovrintendente della polizia di Gorkha, aveva poi aggiunto che erano «in corso le ricerche di altri due italiani, rimasti bloccati al Campo 1». All’indomani è arrivata la conferma della Farnesina, in raccordo con il Consolato generale onorario a Kathmandu e l'Ambasciata d'Italia a Dehli: «La macchina dei soccorsi si è immediatamente attivata, anche con elicotteri, che hanno sorvolato la zona anche questa mattina. Le ricerche proseguono incessantemente sebbene ostacolate dalle difficili condizioni meteo». Sospese per l’oscurità quando in Italia era primo pomeriggio (il Nepal è avanti di quasi 6 ore), le attività riprenderanno oggi, quarto giorno dall’inizio dell’incubo.















