Nonostante i 17 anni di differenza, Lux Pascal è legatissima al fratello Pedro. E, anche grazie ai suoi incoraggiamenti durante la transizione, ha imparato ad accettarsi
di Roberto Croci
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Quando recitava accanto al fratello Pedro in Narcos, Lux Pascal aveva già alle spalle studi teatrali e produzioni locali cilene. Era il 2017. Oggi, meno di dieci anni dopo, la vedremo protagonista in un film che rappresenta metaforicamente il lavoro di scavo che ha fatto su di sé e sulla sua identità. Si intitola Miss Carbón, è diretto da Agustina Macri e si ispira alla vera storia di Carlita Rodríguez, prima minatrice trans. Come lei. Ma il percorso di Lux è stato lento e accidentato. "La prima persona che devo ringraziare per aver dato coscienza alla mia identità è proprio Pedro, con i suoi incoraggiamenti durante la transizione. Se sono quella che sono oggi è anche per lui". Cosa le ha detto in particolare? "Un semplice: non avere paura".
Nata nel 1992 in California da genitori cileni in esilio politico, Lux tornò a vivere con la famiglia in Sudamerica a 3 anni. Fino a quando ha deciso di seguire l’esempio del fratello Pedro, 17 anni più grande. "Era rimasto a New York per studiare recitazione, io mi sono iscritta alla Pontificia Universidad Católica de Chile per seguire un corso di teatro, poi sono arrivati piccoli ruoli in serie tv: Los 80, Juana Brava e Veinteañero a los 40". La svolta è avvenuta in due tappe: prima entrando alla Juilliard, la stessa scuola di Robin Williams, Jessica Chastain e Viola Davis, e poi nel cast di Narcos. "Dopo mi hanno offerto la pièce teatrale Kassandra, che tratta temi come la migrazione e l’identità di genere". Da allora Pascal si avvicina al tema e così a se stessa. "Anche cercando ruoli più autentici per gli attori transgender. Ecco perché era importante che entrassi a fare parte di Miss Carbón". Una storia che approfondisce il tema dell’identità di genere, della visibilità trans e dello scontro tra tradizione e progresso in ambienti di lavoro dove predomina l’ipermascolinità. "Carlita sognava di diventare minatore prima ancora di realizzare il sogno di diventare donna. È nata come Carlos Enrique in una piccola città tra le Ande e l’altopiano della Patagonia, in Argentina. È una persona sopravvissuta alla durezza e alle ostilità in un mondo in cui i diritti delle persone queer e trans erano costantemente sotto attacco: dovevo assolutamente prendere parte a quel progetto. Alla regista Agustina Macri ho chiesto se potevamo ritrarla come donna completa, concentrarci sulla sua umanità e sul suo cuore, non solo sull’identità transgender. Raccontandone il coraggio e la resilienza".







