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La nuova salvaguardia prevede un taglio fino al 50% delle quote d'importazione e un dazio del 50% sui volumi fuori quota, contro l'attuale 25%
A Bruxelles si continua a giocare col fuoco. L'industria europea arranca tra costi energetici fuori controllo e una domanda ai minimi storici, ma la Commissione trova comunque il modo di complicare le cose. Arrivano insieme due provvedimenti che sulla carta dovrebbero "proteggere" la produzione, e nella realtà rischiano di ucciderla: la riforma delle misure di salvaguardia sull'acciaio e il famigerato Cbam, la tassa verde alle frontiere.
La nuova salvaguardia prevede un taglio fino al 50% delle quote d'importazione e un dazio del 50% sui volumi fuori quota, contro l'attuale 25%. Il tetto si abbassa al 13% del mercato, cioè poco più di 18 milioni di tonnellate all'anno. Per la metalmeccanica significa magazzini vuoti e filiere in crisi non appena la domanda tornerà a crescere. Le importazioni di acciaio verso l'Ue sono state 28,9 milioni di tonnellate nel 2022, 25,6 nel 2023 e 27,4 nel 2024. Bruxelles vuole ridurre di circa tre milioni la disponibilità di hot rolled coil, la spina dorsale della manifattura. Ma chi produrrà il resto? Gli impianti europei non possono riaccendere forni senza incentivi né certezze sui costi della CO. In più resta l'ambiguità politica: la Commissione applicherà le stesse regole a tutti o concederà sconti ai "partner strategici"? India, Turchia, Corea e Giappone saranno trattati allo stesso modo? La risposta deciderà la sorte di intere filiere industriali.






