La fotografa ha ritratto la sua Svezia in un libro che è un diario emotivo alla ricerca della luce. E di quella calma meravigliosa, essenza del luogo

di Beatrice Zamponi

Nel suo nuovo libro Sweden, Julia Hetta lavora con tempi fotografici lenti. Come se stesse cercando qualcosa che l’esposizione “corretta” non le consentirebbe di trovare, qualcosa di altrimenti non visibile. Sono le tracce lasciate nei luoghi della sua vita dall’esperienza e dai suoi affetti. Attraverso un’immagine spesso disgregata in vibrazioni e riflessi o dissolta in granulosi controluce, il progetto disegna una personale mappa emotiva: un diario dove momenti di quotidianità s’intrecciano a una natura intensa, ma gentile. Il luccichio dei sassi bagnati lungo il greto di un fiume, un tavolo ancora da sparecchiare dopo un pranzo e un gruppo di bambini accovacciati all’ombra in un giardino sono solo alcuni dei momenti che tracciano il cammino di questo memoire. L’artista scandinava è stata chiamata da Louis Vuitton a raccontare la sua Svezia per Fashion Eye, il progetto editoriale che chiede ciclicamente a un fotografo diverso di interpretare un Paese o una città.

«Sono andata a ritrovare i posti che ho frequentato per tutta la vita», racconta Hetta, «soprattutto nel nord della Svezia. Lì, su un’isola, abbiamo una casa di famiglia dove vado da quando ho memoria di esistere. È immersa nel bosco, non c’è elettricità né acqua corrente: un luogo davvero selvaggio». Il rapporto con la natura racchiude tutta la spiritualità degli scandinavi. La natura è la grande religione. La religione degli alberi. Tutti i miti e le leggende secolari ruotano intorno a quello che potremmo definire un sentimento. «Sono profondamente connessa con la natura», continua la fotografa, «ora nella mia casa di città ho un giardino nel quale trascorro molto tempo, è uno spazio privato prezioso per avere tutti i giorni un rapporto con la circolarità della vita».