Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:00
Si parla spesso di partenariato, multipolarità, sostenibilità; c’è persino chi definisce l’attuale assetto geopolitico “poligamia politica”. Ma non basta, l’idea che l’Europa e l’Asia siano lo stesso continente si fa strada: è interessante notare che fu proprio Putin all’inizio del secolo a prospettare l’idea di fondere concettualmente il continente europeo e quello asiatico. Sebbene geograficamente uniti, entrambi sono stati tenuti separati dalla volontà politica dei vari imperi al comando del mondo.
Venti o trent’anni fa difficilmente avremmo sentito parlare di questi concetti. Perché? Perché il mondo in cui viviamo è fondamentalmente diverso da quello dell’avvento della globalizzazione. Oggi quel periodo è svanito e ci troviamo a un crocevia storico, epocale. È infatti in atto un grande cambiamento: gli antichi equilibri vengono smantellati e ridisegnati costantemente, nulla è immune dal vento del mutamento, nemmeno le valute.
La tecnologia gioca un ruolo cruciale in questo processo, e in particolare nel futuro dell’egemonia del dollaro. Nei prossimi decenni le monete cartacee scompariranno, un fenomeno unico nella storia. Fino ad oggi, le valute utilizzate per lunghi periodi di tempo — per esempio il sesterzio romano — valute con un raggio di copertura geograficamente enorme, le cosiddette monete di riserva, erano quelle accettate da tutti e prodotte dalle nazioni egemoni. Il loro valore in passato era pari alla somma del metallo (oro o argento) più il signoraggio, ovvero il costo di coniazione che il potere politico che le produceva doveva affrontate. L’uso diffuso e la popolarità di tali monete erano funzionali al perdurare del ruolo di superpotenza della nazione emittente.






