Ancora bordate da Gaia Tortora. Ancora i progressisti nel mirino. “La sinistra che espone cartelli con la scritta ‘No ai pieni poteri’ mi fa tristezza”. La giornalista di La7 esordisce così in un’intervista al Foglio, una critica serrata, senza mezzi termini verso l’opposizione e il tono del dibattito politico attorno alla riforma della giustizia approvata dal governo Meloni e ora attesa dal referendum confermativo.

Figlia di Enzo Tortora, vittima di uno dei più noti errori giudiziari della storia italiana, la conduttrice non nasconde il fastidio per la piega assunta dalla discussione pubblica: “L’Aula è come sempre un Asilo Mariuccia – aggiunge – e la sinistra mi fa una tristezza infinita”. E ancora: “Io non sono un cartello”.

Parole durissime, che arrivano mentre il centrosinistra si mobilita in vista del referendum confermativo denunciando il presunto rischio di un accentramento di poteri nelle mani dell’esecutivo. L’opposizione sostiene che la riforma, e in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pm, possa indebolire l’indipendenza della magistratura e minare l’equilibrio democratico.

Tortora, però, smonta le accuse: “Io ho toccato con mano, insieme a mio padre, il livello di violenza del potere giudiziario che non risponde di nulla. Ecco, questo sistema, semmai, è il contrario della democrazia. È facile scrivere un cartello, con una frasetta infantile. Ma io non sono una frasetta”.