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Oltre a Di Pietro, molti esponenti extra maggioranza sono favorevoli alle novità previste dalla legge Nordio

Mentre il Pd e il M5s annunciano battaglia in vista del referendum sulla separazione delle carriere, a sinistra non mancano le defezioni. Tra Goffredo Bettini ed Emma Bonino - senza contare Antonio Di Pietro - non sono certo di seconda fila gli esponenti progressisti che sosterranno la riforma della giustizia voluta dal centrodestra. Movimenti che preoccupano il Nazareno, impegnato a far sì che la competizione referendaria diventi un test sul governo guidato da Giorgia Meloni. Prese di posizione che scardinano la trama dello scontro muscolare con la maggioranza. Il sì più rumoroso, e inaspettato, porta la firma di Di Pietro: pm di Mani Pulite, ariete dell'antiberlusconismo della Seconda Repubblica, già ministro con il centrosinistra. L'ultimo endorsement si registra ieri, in un'intervista a La Stampa. "Nel 1989 avrei votato sì e resto di quell'idea, nonostante il tempo e il cattivo comportamento di alcuni partiti politici", dice. E il riferimento è a Forza Italia, che "su questa riforma ha voluto mettere il cappello". Insomma, secondo "il vecchio Di Pietro", "Berlusconi non ci azzecca niente con questa riforma". Resta, però, il sì al testo voluto dal centrodestra. "Nel momento in cui la Costituzione stabilisce che le parti, accusa e difesa, in una situazione di parità, si devono presentare davanti a un giudice terzo, è inammissibile pensare che una delle parti sia fratello del terzo", spiega. Sì anche al sorteggio del Csm, perché "chi va a rappresentare un organismo così importante come la magistratura dev'essere il più indipendente possibile. E non appartenere a questa o quella corrente in uno scambio di favori alla palamaresca maniera". Appoggio al sì, quindi, ma solo "in nome e per conto di Antonio Di Pietro". "E diffido chiunque a mettere il cappello sopra la mia decisione", è la precisazione dell'ex Pm.