«Abbiamo incontrato oltre 2000 persone, di cui quasi 1500 studenti e 500 rappresentanti di associazioni, raccontando cosa stavamo facendo e perché. Purtroppo, i rifiuti sono sempre troppi: ne abbiamo raccolti oltre 500 kg quest’anno, molti anche pesanti». È il primo bilancio tracciato da Roberto Cavallo, divulgatore scientifico e assessore all’ambiente della città di Alba, al termine dell’undicesima edizione di Keep Clean and Run, l’evento promosso dalla Cooperativa Erica e da Aica, che coniuga corsa ed ecologia, coinvolgendo comunità e istituzioni lungo la penisola: quest’anno il percorso prevedeva 338 km lungo la Via Francigena del Sud, suddivisi in sei tappe da Albano Laziale a Benevento nelle giornate dal 26 al 30 ottobre.
L’iniziativa era nata come lancio della campagna di sensibilizzazione europea Let’s Clean Up Europe: «All’inizio serviva ad attirare l'attenzione sul fenomeno dei rifiuti abbandonati che presto o tardi si concentrano nei mari. Nel 2015 decidemmo di farla in Italia perché il Ministero dell'Ambiente patrocinò l’iniziativa: corremmo da Aosta a Ventimiglia. Visto il successo mediatico ci venne chiesto di replicare al Centro e al Sud, quindi facemmo un’edizione da San Benedetto del Tronto a Roma e una successiva dal Vesuvio all’Etna. Quest’ultima fu di ispirazione per il film Immondezza. La bellezza salverà il mondo di Mimmo Calopresti». Così l’interesse crebbe e si è decise di continuare, coinvolgendo nuovi territori. Per il 2025 l’idea era di legare l’evento al Giubileo nel periodo primaverile, con tanto di consegna della bandiera della manifestazione a Papa Francesco, ma poi la sua scomparsa ha sconvolto i piani: «Abbiamo guardato il calendario scegliendo la settimana del Giubileo del mondo educativo, visto che il nostro lavoro è di sensibilizzazione e formazione. Abbiamo avuto anche l’egida del Dicastero della cultura e dell'educazione della Santa Sede». Nelle sei tappe Cavallo ha quasi sempre corso da solo, diversamente dagli scorsi anni in cui veniva affiancato da runner esperti, ed era scortato da Gabriele De Dominici e Giulia Rosa, responsabili della logistica, che preparavano i luoghi attraversati e coordinavano i volontari che via via si univano. «L'insieme delle raccolte di quest’anno ha superato i 500 kg di spazzatura, ma è solo una goccia rispetto a quanto viene abbandonato, soprattutto ai lati delle vie di percorrenza più veloci, tra l’asfalto e i boschi. Si va dagli imballaggi, come le classiche bottigliette e confezioni in plastica, alle latte e al vetro, soprattutto birre. Poi ci sono pneumatici ed elettrodomestici vari, dalle televisioni ai computer e alle lavatrici». Ma ci sono state anche sorprese: «Uscito da Formia, stavo andando verso Minturno a incontrare il guardiaparco del Parco della Riviera di Ulisse. Anziché svoltare a sinistra sulla Francigena, ho proseguito dritto fino a un canneto che chiudeva il sentiero: lì c'era un pianoforte». Un episodio curioso, quanto drammatico, che conferma la triste profezia di Leonia delle Città Invisibili di Calvino, in cui ogni giorno gli abitanti si disfano di tutto ciò che non usano più: «Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti».







