Il fenomeno, sostiene Unimpresa, “non riguarda solo le regioni del Meridione: in valori assoluti è più concentrato nelle province di Milano, Roma e Napoli, dove il tessuto produttivo è più denso e l'accesso al credito più competitivo. In termini settoriali, l'impatto maggiore si registra nell’immobiliare, dove il rischio di infiltrazione risulta superiore di circa 10 punti percentuali rispetto al livello medio del comparto. Particolarmente vulnerabili le imprese medio-grandi, con oltre 50 dipendenti, più appetibili per capacità patrimoniale e rete di contatti. Le imprese infiltrate tendono a sopravvivere più a lungo dopo la crisi di liquidità rispetto a quelle non infiltrate, ma senza segnali di ripresa economica. La sopravvivenza è più alta, ma a costo dei margini operativi. Una longevità anomala, sostenuta da capitali illeciti che mantengono in vita aziende 'zombie', prive di capacità competitiva ma utili al riciclaggio e al controllo del territorio. C’è una distribuzione geografica capillare: il rischio di infiltrazione aumenta nei contesti dove la dipendenza dal credito bancario è più elevata e dove le alternative finanziarie - fondi, capitale di rischio, garanzie pubbliche - risultano meno accessibili”.
Analisi Unimpresa: "Stretta del credito favorisce la criminalità". Roma e Milano "a rischio"
“Quando il credito bancario si restringe, la criminalità trova spazio. C’è una connessione sistematica tra razionamento del ...







