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Ultimo aggiornamento: 9:46
Lukoil in vendita: è finita sul mercato la controllata estera del colosso russo che, il 22 ottobre scorso, insieme all’altrettanto ciclopico gemello Rosneft, è stato colpito dalle sanzioni di Trump. La società energetica russa, ha riferito poche ore fa l’agenzia statale russa Tass, ha accettato l’offerta della Gunvor, multinazionale registrata a Cipro e con sedi a Ginevra. Attiva nel mercato delle materie prime, ha un fatturato annuo che supera i cento miliardi di franchi. Per la finalizzazione dell’accordo serve però un definitivo yes di approvazione che deve arrivare da Washington. Nessuno conosce ancora il preciso prezzo della cessione; per il quotidiano russo Izvestia, si aggira intorno ai dieci miliardi di dollari, ma i ricavi per i russi potrebbero essere, a causa delle sanzioni, molto minori: solo tre. Secondo una fonte di Politico, la scelta di cedere alcuni degli asset all’estero (tre raffinerie e circa la metà delle sue circa cinquemila di servizio in tutto il mondo) avrebbe comunque determinato alla Lukoil una perdita di profitti del 30% circa.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è convinto che le sanzioni contro le compagnie petrolifere russe stiano funzionando: su X ha scritto che Mosca rischia fino a 50 miliardi di dollari di perdite annue secondo “valutazioni preliminari e dettagliate” fornitegli dalla sua intelligence. Intanto, per lo strangolamento sanzionatorio americano, che potrebbe presto tagliare le forniture russe che riforniscono l’Ungheria, Budapest lamenta che la sua sicurezza energetica ed economica è a rischio.











