L’Istat ha comunicato il valore del tasso annuo di capitalizzazione ai fini della rivalutazione dei montanti contributivi relativamente all’anno 2025. Il tasso medio annuo composto di variazione del prodotto interno lordo nominale, nei cinque anni precedenti il 2025, risulta pari a 0,040445 e, pertanto, il coefficiente di rivalutazione è pari a 1,040445.
Ciò significa che i contributi accumulati nel sistema contributivo verranno rivalutati del 4,04% rispetto all’anno precedente e andranno a incidere sugli importi delle pensioni a partire da quelle decorrenti dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un valore superiore rispetto al 2024, quando la rivalutazione era stata del +3,66%, segnale di una crescita economica nominale stabile e di una progressiva normalizzazione dopo gli anni di forte inflazione post-pandemica.
Il sistema contributivo, introdotto con la riforma Dini (legge n. 335/1995), prevede che i contributi versati dai lavoratori vengano rivalutati ogni anno in base all’andamento del PIL nominale, così da preservarne il valore nel tempo. Il tasso comunicato dall’Istat misura la variazione media quinquennale del PIL a prezzi correnti e viene tradotto nel coefficiente di rivalutazione, applicato automaticamente ai conti individuali gestiti da INPS e dalle Casse professionali. Non è richiesto alcun adempimento da parte dei lavoratori o dei datori di lavoro: la rivalutazione avviene in modo automatico.






