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L'Australia ha lanciato la più grande ristrutturazione militare dal dopoguerra investendo circa 16 miliardi in aerei, droni, sottomarini, fregate e missili, e potenziando produzione d'armi con gli Usa
Massiccio incremento della spesa militare, acquisto di nuovi armamenti, cooperazione con i partner occidentali e regionali. E poi tanti accordi diplomatici per creare una rete da sfruttare in caso di necessità. L'Australia sta da tempo stringendo i muscoli in risposta sia al crescente espansionismo della Cina nell'Asia-Pacifico sia alla nuova, ipotetica, strategia degli Stati Uniti che potrebbero porre l'emisfero occidentale in cima alla loro lista di priorità in politica estera a scapito dell'Estremo Oriente. Ecco allora che il primo ministro australiano Anthony Albananese ha messo sul tavolo circa 16 miliardi di dollari per ordinare o costruire flotte di aerei, droni, sottomarini autonomi, fregate di progettazione giapponese e missili, avviando la più grande ristrutturazione militare del Paese dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.






