William Casoli lo vinse sei volte, Sergio Brighenti una, Walter Baroncini tre. Erano il pilota, il professore e il mago. Tre driver che hanno fatto la storia del trotto e che infiammavano San Siro con le loro sfide e, soprattutto, con la loro qualità.

L’Orsi Mangelli era uno degli appuntamenti più attesi, le tribune, già piene di puristi - che allora erano tantissimi - si riempivano oltre ogni limite quando finiva la partita dall’Inter o del Milan a seconda del calendario. Tutti lì per il Gran premio per definizione. Bene, l’Orsi Mangelli torna sabato pomeriggio a San Siro, nel nuovo impianto del trotto che da un anno fa parte del complesso ippodromo, quello che Snaitech ha ridefinito lo stadio del cavallo.

La nostalgia è una brutta cosa, è evidente a tutti che quell’epoca, quella dei ventimila spettatori e dei personaggi che riempivano le cronache e non solo sportive non ci sarà più, l’evoluzione o l’involuzione corrono veloci più dei trottatori. Ma se uno butta un’occhiata anche furtiva all’albo d’oro capisce subito il valore di una manifestazione che mancava a Milano da qualche anno.

Come sempre, un’occasione per allargare la platea, per far conoscere anche a chi non c’è mai stato la bellezza dell’ippodromo in fondo a viale Caprilli, un’oasi naturale oltre che sportiva. Per l’occasione verrà predisposto anche uno spazio Halloween per i bambini, anche se la notte era quella precedente. Il clou, però, rimarranno i cavalli. Con tutta la loro bellezza e maestosità.