Non è aumentando le tasse sugli affitti brevi che si riuscirà ad affrontare l’emergenza abitativa che colpisce tante famiglie soprattutto nelle grandi città. E’ il pensiero di Matteo Sarzana, Country manager di Airbnb per l’Italia e l’Europa del Sud, che si dice disponibile a sedersi al tavolo con il governo se c’è da dare una mano per spingere gli affitti a lungo termine. «Ma dobbiamo fare un ragionamento complessivo sul turismo in Italia e guardare con oggettività al mercato», osserva il manager parlando con La Stampa.

La misura inserita nella legge di bilancio che alza l’aliquota dal 21 al 26% ai proprietari che destinano una casa alla locazione breve – ovvero l’affitto inferiore a 30 giorni consecutivi - «va a colpire il ceto medio che corrisponde all’80% di host presenti sulla nostra piattaforma, parliamo di persone che infatti hanno un solo immobile da affittare», spiega Sarzana. La norma decisa dal governo può avere tre effetti: «I proprietari pagano il 5% in più di aliquota accettando di avere meno ricavi. In alternativa possono scaricare l’onere sui clienti aumentando i prezzi, oppure togliere l’abitazione dalla piattaforma con il rischio che qualcuno si faccia tentare di affittarla in nero». Il pericolo del sommerso è molto alto: l’articolo 7 della manovra consente di mantenere l’aliquota al 21% solo ai proprietari che affittano un’unica casa senza la mediazione delle piattaforme (ad esempio i colossi Airbnb e Booking) e degli intermediari come le agenzie immobiliari. Ma nell’era digitale in cui tutto passa per gli smartphone, come si fa a pubblicizzare a un turista americano una casa vacanze senza passare per internet? L’alternativa è il passaparola tra amici come si faceva un tempo, quando l’evasione delle tasse sugli affitti era molto diffusa.