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Ultimo aggiornamento: 12:54

È servita una norma specifica per vietare l’alternanza scuola-lavoro nelle attività a elevato rischio per la sicurezza. Gli studenti non smetteranno di andare in fabbrica, ma dovranno stare lontani dalle lavorazioni più pericolose. La novità è contenuta nel decreto approvato martedì in consiglio dei ministri dal governo Meloni: da ora in poi, le convenzioni tra scuole e imprese dovranno escludere le mansioni catalogate appunto “con rischio elevato” dal documento di valutazione aziendale. Cosa che, al contrario, era finora concessa – o meglio non era esplicitamente vietata – visto che la legge imponeva solo, in quei casi, un rapporto massimo di cinque studenti per ogni tutor aziendale e 12 ore di formazione. Una regola permissiva che ha verosimilmente favorito gli infortuni degli studenti in tirocinio, circa 2mila all’anno secondo i dati Inail. Alcuni dei quali gravissimi o mortali.

La riunione dell’esecutivo ha licenziato ieri un decreto legge sulla sicurezza sul lavoro. Nel pacchetto sono presenti alcuni articoli sui “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” (Pcto), cioè l’ex alternanza scuola-lavoro. “Al fine di garantire un ambiente di apprendimento sicuro e conforme agli obiettivi formativi previsti dai percorsi di formazione scuola-lavoro – si legge nel testo – finalizzati all’acquisizione di competenze trasversali tramite esperienze operative e in coerenza con la loro funzione prevalentemente orientativa, le convenzioni stipulate tra le istituzioni scolastiche e le imprese ospitanti non possono prevedere che gli studenti siano adibiti a lavorazioni ad elevato rischio, così come individuate nel documento di valutazione dei rischi dell’impresa ospitante”.