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Cosa vuol dire, di fronte ai problemi della Ue, scegliere il pragmatismo? Significa innanzitutto rendersi conto che, purtroppo, ci sono due grandi ostacoli a rendere irrealizzabile il sogno degli "Stati Uniti d'Europa"
Com'era prevedibile, la visita in Italia di Viktor Orbán ha riacceso le polemiche sull'identità dell'Europa. Forse il premier ungherese non merita una così ansiosa attenzione mediatica, visto che le sue esternazioni antieuropee e filorusse sono ampiamente note. Ma c'è un motivo per cui si parla tanto di lui: egli si presta alla perfezione ad essere usato come l'"uomo nero" delle favole. Un pretesto prêt-à-porter, per esaltare la contrapposizione tra chi immagina l'avvento di un'Unione "federale" e chi, invece, preferisce l'attuale modello "confederale". Allora è il caso di domandarsi: si tratta di un contrasto reale o solo di un'ingannevole alternativa ideologica? Una parola magica può aiutarci a risolvere il dilemma: "pragmatismo". Essa è stata usata da Mario Draghi, nella recente prolusione di Madrid, evocando la strategia di un "federalismo pragmatico", e ricorre spesso anche nel vocabolario di Giorgia Meloni.






