Ha dichiarato di avere un attestato obbligatorio ma mai ottenuto, ricoprendo così un incarico al quale non aveva diritto e generando poi un «effetto domino» che nei quindici anni successivi l’ha portato a ottenere ruoli sempre più importanti, con l’indispensabile supporto di commissioni esaminatrici che, nella migliore delle ipotesi, non hanno controllato o, se l’hanno fatto, non si sono accorte di nulla.

La Procura della Corte dei conti e i carabinieri di Aosta hanno scatenato un terremoto nella sanità valdostana, puntando il dito su 23 nomi di primissimo piano tra primari, direttori generali, direttori sanitari e componenti di vari collegi accusati di aver spianato la strada della carriera dirigenziale di Flavio Peinetti, illustre chirurgo vascolare (due mesi fa è stato nominato coordinatore di un gruppo operativo dell’Istituto superiore di sanità) ed ex consigliere regionale Uv. Carriera che sarebbe partita da un presupposto irregolare: la dichiarazione di possesso, nel lontano 2008, dell’attestato di formazione manageriale mai ottenuto.

Per questo motivo ora il procuratore regionale della Corte dei Conti Quirino Lorelli ha inviato alle 23 persone coinvolte (tra le quali lo stesso Peinetti) un invito a dedurre lungo 60 pagine, che riepiloga l’intera vicenda e presenta il conto della spesa: oltre 2 milioni di euro di danno erariale.