Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

29 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:08

Unisce Palermo a Torino, ma potrebbe collegare anche gli ambienti di Cosa Nostra a quelli dell’eversione nera, sullo sfondo dei delitti eccellenti. Nell’ultima inchiesta della Procura di Palermo sull’omicidio di Piersanti Mattarella si torna a parlare della targa usata per camuffare l’auto utilizzata dai killer dell’ex presidente della Sicilia. E che nell’originaria ipotesi investigativa avrebbe potuto legare la mafia al mondo del terrorismo di destra. Nella richiesta di arresto per l’ex prefetto Filippo Piritore, finito ai domiciliari con l’accusa di depistaggio, si dedica un paragrafo a questo pezzo di plastica rettangolare dato per disperso negli atti ufficiali e che invece è custodito ancora oggi all’ufficio corpi di reato del tribunale di Palermo. Negli ultimi quarant’anni quella targa ha colpito l’attenzione delle migliori menti investigative italiane. Sono due lettere e sei numeri in bianco su sfondo nero: PA563091. È una targa famosa, anzi famigerata perché fu sequestrata dai carabinieri il 26 ottobre del 1982 a Torino in via Monte Asolone, all’interno di un appartamento usato dai terroristi di Terza posizione e dei Nuclei armati rivoluzionari. Che ci faceva quella targa rubata a Palermo in un covo di neofascisti a Torino? Nessuno si è posto questa domanda per sette lunghi anni. Poi nel 1989 il magistrato Loris D’Ambrosio si accorge di una singolare coincidenza: PA563091 è una sequenza composta dagli stessi numeri “avanzati” nella creazione della targa finta fabbricata dagli assassini di Piersanti Mattarella.