L’atmosfera è frizzante. Si respira ottimismo. E questo è un buon inizio, considerato che la corsa di Edmondo Cirielli è iniziata da una settimana. Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania annuncia di aver recuperato venti punti in una manciata di giorni. L’eurodeputato di Forza Italia, Fulvio Martusciello, nel presentare il suo amico di antica data, Gennaro Sangiuliano, come capolista di Fratelli d’Italia, rilancia: «Il nostro candidato è indietro solo di tre punti percentuali». Non male, visto che partiva da un meno 20-25, considerato che cinque anni fa Vincenzo De Luca vinse con quasi il 70% dei voti, avendo contro sia il centrodestra sia Cinque Stelle. Stavolta invece i grillini stanno con la sinistra, ed esprimono pure il candidato governatore, l’ex presidente della Camera, Roberto Fico.
Il punto è che questo è il problema: la candidatura del pentastellato che Giuseppe Conte ha ritirato fuori dallo stanzino delle scope infatti non è un valore aggiunto, bensì un malus del quale ridurre al massimo i danni. Sondaggi o no, la Campania, che era sempre stata data per persa per il centrodestra, ora si scopre improvvisamente contendibile. Fico infatti non vuole vederlo proprio nessuno. In primis, gli elettori storici del Movimento, che ritengono il Pd un nemico, alla stregua di Fratelli d’Italia, se non peggio. Chi si fa appoggiare dai dem è un traditore secondo la mentalità grillina d’antan; in particolare in Campania, cuore di M5S, che arrivò a tributare al partito oltre il 41% dei consensi alle Politiche di sette anni fa. Monito per tutti è il destino dei campani Luigi Di Maio e Vincenzo Spadafora, colonne pentastellate che gli elettori punirono nel 2022, facendo loro perdere il seggio perché colpevoli di essersi prestati alla defenestrazione di Giuseppe Conte da Palazzo Chigi per sostenere Mario Draghi premier. Per questo il 23 e 24 novembre, giorni del voto, si prevede un astensionismo record. Alle Regionali del 2020 M5S, con la candidata presidente Valeria Ciarambino, si fermò poco sotto il 10%; risultato di lista che fu considerato soddisfacente ma che oggi è un miraggio.










