La Cei boccia la manovra del Governo Meloni. È quello che emerge da un durissimo editoriale su Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, intitolato La politica delle scelte e firmato da Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate, intenzionato a scendere in politica nel centrosinistra, fratello minore del prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo. Nel suo editoriale, Ruffini legge in modo sinottico due notizie, a suo giudizio, soltanto “in apparenza lontane”, ma che “raccontano, in realtà, la stessa storia: la legge di bilancio che il governo ha presentato al Parlamento e il crollo della affluenza alle elezioni regionali. Due vicende che sembrano appartenere a mondi diversi, ma che si specchiano una nell’altra. Perché la legge di bilancio è l’atto politico più importante di un governo, mentre il voto è il modo in cui i cittadini fanno sentire la propria voce. E oggi quella voce, sempre più spesso, è un silenzio assordante”. Più che un editoriale e un attacco al governo, un vero e proprio manifesto politico.
Ruffini è convinto che “questa legge di bilancio poteva scegliere se tagliare un po’ di tasse o costruire un Paese che investe su sé stesso. E finché la politica non dirà con chiarezza ‘questo sì, questo no’, i cittadini continueranno a pensare che tutto si equivalga, e che nulla cambi davvero. Ecco perché la legge di bilancio e l’astensione non sono due temi separati, ma due capitoli della stessa storia: quando la politica rinuncia a ridurre le disuguaglianze, a costruire un progresso condiviso, a prendersi la responsabilità del futuro, a fare scelte chiare e coraggiose, anche i cittadini smettono di sentirsi parte del progetto. Del resto, se la politica non serve a ridurre le diseguaglianze mi domando a cosa serva”.







