PARIGI – «Sono qui come figlia, come donna, come madre». Con voce ferma, Tiphaine Auzière, figlia minore di Brigitte Macron, ha preso la parola davanti al tribunale di Parigi, nel secondo giorno del processo contro dieci imputati accusati di cyberbullismo denunciati dagli avvocati della première dame. Brigitte Macron non è venuta ma Tiphaine è arrivata in aula, teste dell'accusa per esprimere la «sofferenza» che ha provocato la macchina del fango partita sui social e incentrata su una teoria del complotto che dipinge la moglie di Macron come come una donna trans e persino come una pedocriminale.
«È importante essere qui oggi per raccontare il pregiudizio subito da mia madre» spiega Auzière, anche lei avvocata. «Volevo dare conto di ciò che è diventata la sua vita da quando è iniziata questa campagna di odio in rete». Secondo la figlia, la fake news, che ha assunto proporzioni globali, rilanciata fino negli Usa, ha provocato un peggioramento visibile delle condizioni di vita della moglie del capo dello Stato. «Ho assistito a un cambiamento reale e a una degradazione della sua salute, anche se non sono medico e solo un medico può certificarlo. Ma è evidente». Un certificato medico firmato dal medico curante della première dame è stato allegato al fascicolo e conferma un impatto sulla salute psicofisica, «dovuto ai messaggi vissuti come molestie».











