Prima di Pacciani. Prima dei processi ai compagni di merenda, dell’ipotesi di una setta e delle profilazioni dell’FBI. Prima della sparizione del corpo del medico Francesco Narducci. Quando gli omicidi del Mostro di Firenze terrorizzavano le campagne fiorentine e iniziavano ad essere una concatenazione di misteri senza spiegazioni, la polizia seguiva una traccia: “la pista sarda”. Il fulcro dell’inchiesta degli anni Ottanta. Un filone che collegava insieme gli otto duplici omicidi, riavvolgendo il nastro dal paesino di Lastra a Signa, la culla dei rancori e delle presunte trame dietro il primo delitto. Proprio a quelle indagini è dedicata la stagione iniziale della nuova miniserie Netflix “Il Mostro”, di Stefano Sollima.
Il primo delitto e l’idea di una pista sarda
Un’ipotesi investigativa che ruota attorno alle vite e alle azioni di una famiglia originaria di Villacidro (Cagliari) trasferitasi in Toscana negli anni Cinquanta: i Vinci. Una delle tante famiglie sarde in quegli anni emigrate nella regione in cerca di lavoro. Sono sette figli. Ma solo i tre fratelli maschi finiscono al centro della vicenda del Mostro: Giovanni (il maggiore), Salvatore e Francesco (il minore). Secondo questa teoria, su cui hanno lavorato i pm fino al 1989, i delitti avrebbero come un filo conduttore la presenza dei fratelli Vinci e di una rete sarda. Il punto di snodo sarebbe stato il primo crimine – 21 agosto 1968 – quando nella campagna di Lastra a Signa vengono uccisi due amanti: Barbara Locci, moglie di Stefano Mele, e Antonio Lo Bianco a bordo di una Giulietta bianca. Da quel momento, fino al 1985, sono proseguiti gli altri omicidi sempre con la stessa arma: una Beretta calibro 22 Long Rifle. All’inizio però il delitto di Lastra a Signa non era stato associato al Mostro. Per quasi quindi anni è rimasto dimenticato. Finché all’inizio negli anni Ottanta – dopo quattro duplici omicidi – gli inquirenti (a seguito della segnalazione di una lettera anonima) non ricollegarono alla scia di sangue del killer anche il caso di Locci e Lo Bianco. Solo in quel momento il loro delitto entrò nel fascicolo del Mostro. Dando così inizio alle indagini sulla pista sarda. Questa ipotesi, che ha portato nel tempo a perquisizioni, arresti e proscioglimenti venne accantonata nel 1989. Ma di recente tornata in primo piano nelle attenzioni degli inquirenti della Procura Fiorentina: nell’ultimo anno sono state disposte analisi genetiche sui resti di Francesco Vinci e Natalino Mele, il figlio di Barbara Locci.










