Dopo il caso Boots, la serie sul marine gay che sta avendo successo su Netflix ma che è stato definito dal Pentagono “spazzatura woke”, c’è un altro titolo della piattaforma che sta irritando l’amministrazione Trump. Il film diretto da Kathryn Bigelow (premio Oscar per The Hurt Locker) e scritto dal ex presidente di NBC News Noah Oppenheim (Jackie, Zero day) – presentato in concorso alla Mostra di Venezia – racconta cosa succede quando un singolo missile, non attribuito ad alcuna nazione, viene lanciato contro gli Stati Uniti. Punti di vista diversi per una corsa contro il tempo per scoprire i responsabili e decidere come reagire.
Jared Harris interpreta il segretario della Difesa
Nel film, il segretario alla Difesa (interpretato da Jared Harris) si mostra sconvolto nello scoprire che il sistema di difesa missilistica, costato 50 miliardi di dollari, ha solo il 50% di probabilità di intercettare il missile e infatti, nella trama, il sistema fallisce l'obiettivo di colpire e abbattere il missile nucleare in arrivo sul territorio Usa.
Kathryn Bigelow (afp)
Una circolare della Missile Defense Agency datata 16 ottobre sostiene che la tecnologia attuale ha "dimostrato un tasso di successo del 100% nei test da oltre un decennio". Il documento, come riporta la stampa Usa, è stato redatto per "correggere supposizioni errate, fornire dati corretti e una migliore comprensione" del sistema attuale, affinché i vertici dell'agenzia "abbiano consapevolezza della situazione e non siano 'sorpresi' se l'argomento dovesse emergere in riunioni o conversazioni". Pur riconoscendo la libertà creativa del film, il memo sottolinea come nell'opera di finzione "gli intercettori mancano il bersaglio, e comprendiamo - aggiunge la nota - che ciò sia parte della narrazione pensata per intrattenere il pubblico", tuttavia, la circolare ribadisce che i dati reali raccontano "una storia molto diversa".















