Esattamente un anno fa, sulle piste della Val Senales, un terribile incidente ha messo fine alla giovane vita di Matilde Lorenzi. A soli 19 anni, nella notte seguente, la promessa dello sci azzurro cresciuta sulle nevi del Sestriere è morta all’ospedale di Bolzano per le gravi lesioni riportate alle 9,45 del mattino nella caduta in allenamento affrontando un cambio di pendenza del tracciato sul ghiacciaio altoatesino.

Inchiesta chiusa, ma lo sci riflette

Un’inchiesta avviata e chiusa rapidamente ha escluso ogni responsabilità, o anomalie in termini di sicurezza della pista dove in quei giorni erano impegnati in allenamento centinaia di atleti di numerose squadre. Ma l'incidente della giovane sciatrice dell’Esercito, che fin da piccola ha condiviso passione per lo sport e carriera agonistica con la sorella Lucrezia, ha scosso profondamente l’ambiente dello sci alpino, dove diverse voci autorevoli – a partire da Paolo De Chiesa – si sono levate per denunciare i crescenti pericoli a cui sono esposti da anni gli atleti: in particolare sui pendii di allenamento.

La Fondazione Lorenzi e la cultura della prevenzione

Nell’ultimo anno la famiglia, attraverso la fondazione intitolata a "Mati" e istituita dai genitori Elena e Adolfo Lorenzi, si è concentrata proprio sul tema della sicurezza. Autofinanziandosi con iniziative quali l’asta dei cimeli sportivi partita alcuni giorni fa, la Fondazione Matilde Lorenzi ha avviato diverse iniziative per promuovere la cultura della prevenzione: «Trasformo ogni giorno il dolore in azioni concrete per i giovani che praticano lo sport» non si stanca di ripetere da mesi Adolfo Lorenzi.