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Ultimo aggiornamento: 9:13

L’Australia ha iniziato a deportare migranti irregolari nell’isola del Pacifico di Nauru, piccolo stato di poco più di 10mila abitanti. L’accordo, che riguarda il trasferimento forzato di 358 detenuti tornati in libertà dopo aver scontato la pena, durerà 30 anni e prevede un esborso complessivo per lo stato australiano di 2,5 miliardi di dollari (1,4 miliardi di euro).

Il presidente di Nauru, David Adeang, ha confermato in parlamento l’arrivo della prima persona coperta dall’accordo. Otto mesi dopo aver accettato di accogliere gli ex detenuti, in seguito a una storica sentenza dell’Alta Corte di Canberra secondo cui una loro detenzione a tempo indefinito è da considerarsi illegale. Nei termini dell’accordo i componenti del gruppo otterranno un visto valido per 30 anni che permetterà loro di vivere e lavorare nella comunità tra i circa 12 mila residenti di Nauru, oltre che di partire e ritornare. Il ministro australiano degli Affari Interni Tony Burke ha detto di aver “personalmente” ispezionato le strutture di alloggio e medico-sanitarie disponibili ai deportati. “Lo standard è buono”, ha dichiarato Burke. Ma gli avvocati per i diritti umani e i Verdi hanno duramente criticato il piano di deportazione, sostenendo che viola gli obblighi in materia di diritti umani.