BELLUNO - «In quasi 30 anni di previsioni meteorologiche, non avevo mai visto correnti di una potenza e intensità tale». D'altronde, Vaia è stata “la” tempesta: i dati – raffiche di vento a livello urgano – sono già negli annali, gli effetti resteranno scolpiti nella natura ancora a lungo. E chi l'ha prevista l'ha vissuta due volte: la prima leggendo i modelli previsionali («che non cambiavano mai, anzi col passare delle ore diventavano sempre più nitidi»); la seconda dentro di sé («perché un conto è fare il tecnico e leggere le carte, un altro è far capire a chi deve prendere le decisioni cosa sta per succedere»). Nel caso della tempesta di fine ottobre 2018 il bilancio in termini di vite umane è di una vittima, a Feltre, e un'altra in Agordino, nei giorni successivi l'evento meteo. Poteva andare molto peggio. La tecnica ha saputo dire le cose giuste al momento giusto, grazie a Thierry Robert Luciani, previsore Arpav (oggi in pensione). «E perché le istituzioni hanno saputo ascoltare» dice Luciani. «Siamo stati fortunati ad avere un prefetto come Francesco Esposito, che ha avuto una grande empatia. Ed è stata fondamentale nel suo ruolo, in quel momento».
Da Vaia ci ha salvati l'empatia? Possibile?







