"Accertata la matrice fascista del saluto romano, queste manifestazioni con centinaia e centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l'ordinamento costituzionale e continuano a tenersi, una ce ne è stata non più tardi di ieri, e trovano terreno sempre più fertile".
Così la sostituta pg di Milano Olimpia Bossi ha fatto riferimento anche alla manifestazione di Predappio nel suo intervento nel processo d'appello a carico di 13 esponenti dell'estrema destra per i saluti romani, dopo la cosiddetta "chiamata del presente", il 29 aprile 2018 al corteo che si tiene ogni anno nel capoluogo lombardo in memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel '75.
Intanto, proprio per quelle braccia tese al cimitero di San Cassiano, davanti alla cripta con le spoglie di Benito Mussolini e per commemorare la marcia su Roma, la Questura di Forlì, a seguito dei primi accertamenti della Digos nelle indagini della Procura, ha già identificato una trentina di persone. E si stanno ancora analizzando le immagini per individuarne altre. Nel processo milanese in primo grado, nel luglio del 2023, i tredici imputati sono stati condannati a 4 mesi e oggi la pg Bossi ha ribadito, davanti alla quarta sezione penale della Corte d'Appello (presidente del collegio Vincenzo Tutinelli), la richiesta di conferma del verdetto del Tribunale milanese per il reato di manifestazione fascista, previsto dalla legge Scelba.











