Milano, 27 ott. (askanews) – Halloween è figlio d’Irlanda. Tra brughiere umide, nebbie basse e colline che trattengono storie, qui è nato tutto. Molto prima delle zucche americane e dei costumi fluorescenti, c’erano le rape intagliate per tenere lontani gli spiriti e i falò che segnavano il passaggio dall’autunno all’inverno.
Più di duemila anni fa, i Celti chiamavano quella notte Samhain (pronunciata “sauin”). Era la fine del raccolto, l’inizio della stagione buia, il tempo in cui il confine tra i vivi e i morti si faceva sottile. “Samhain è il momento in cui la luce cambia respiro”, racconta Kelly Fitzgerald, docente all’University College di Dublino. “È un punto di passaggio. La natura si ferma, ma qualcosa continua a muoversi.”
Gli spiriti, si diceva, camminavano tra gli uomini. Le famiglie lasciavano offerte sulle soglie, accendevano lanterne di rapa e si travestivano per confonderli. Secoli dopo, gli emigranti irlandesi portarono queste storie in America. Lì trovarono le zucche, più grandi e più facili da intagliare, e la tradizione cambiò forma.
I falò restano il simbolo più potente di Samhain. Sulle colline sacre di Meath, a Tlachtga, si accendeva il Fuoco del Grande Raduno, visibile fino alla Collina di Tara. Quel bagliore segnava il nuovo anno celtico e univa le comunità in un rito di luce e di coraggio. Ancora oggi, in quei luoghi, la fiamma ritorna e illumina il cielo d’autunno con lo stesso spirito di allora.













