Piero Melandri lo conoscevano in moltissimi, anche quanti non avevano avuto il dono di incontrarlo. Perché Piero, che se n’è andato, è quel «vecchio amico di giorni e pensieri», l’amico di una vita intera, a cui Francesco Guccini ha dedicato quella splendida canzone che è Canzone per Piero (1974).

E se l’identità del destinatario è stata sconosciuta ai più, è un segno, anche questo, del riserbo e della discrezione di un uomo che non ha mai fatto cenno, tanto meno vanto, di essere ritratto da quelle parole affettuose, complici, intense.

Parole che hanno consegnato a tante generazioni il ritratto di un ricco sodalizio mai interrotto: lungo per i venticinque anni di allora («venticinque anni son tanti e diciamo un po' retorici che sembra ieri»), lunghissimo per i settantasei di ora.

Piero, inseparabile dalla moglie Luisa, era un uomo di delicatezza, gentilezza ed eleganza non comuni, al tempo stesso capace di punte di tagliente ironia, sempre tuttavia praticata con il garbo di chi, dotato di una sensibilità naturale e autentica, rifuggiva dall’urtare quella altrui.

Era bello ascoltare lui e Francesco rievocare i «miti delle loro estati» condivise a Pavana dopo «l'inverno e l'angoscia in città», vederli girare in quei luoghi di cui insieme avevano respirato gli odori, percorso i sentieri e le strade, osservato le trasformazioni impresse dalla storia.